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Critiche 2014

L’INVISIBILE MOVIMENTO

La follia di tutti i colori
La segreta innocenza della vita
L’imprevisto del mondo quando nasce

Vedo

Il linguaggio precedente le parole
Ciò che è esistendo senza essere
L’evidenza esaltante. I continui inizi

Vedo

La pura libertà dell’allegria
La brezza che tutto sgombra e così mostra
Le minime gioie che in noi abitano

Vedo

Il non detto davanti ai miei occhi all’improvviso
Ciò che so più di quanto non capisco. Ciò che tu hai scoperto
La vita regalata. I giocattoli. Le fantastiche invenzioni

Vedo

Vedo, Vedo un fantastico TBO*

Juan Mirò

L’invisibile Movimento”: l’infinita storia dietro migliaia di storie; un fiume di emozioni che si snoda come una partitura musicale nel tempo e nello spazio. Un’antichissima pergamena in cui ciascun segno unico fra tutti, si lega agli altri in totale armonia di tonalità e di timbro.

L’artista racchiude in questa grande tela di 10 metri, una ricerca partita da lontano, in cui già nei primi lavori è presente una dialettica intensa fra colore e segno, tra superfici scabre e dense di colore colato e linee spesse o sottilmente tracciate che vi sono state impresse o graffiate ( Lampo di luce, Solo per i tuoi occhi, Una historia de amor, Il volto).

E’ a partire dal 2013 che il rapporto tra supporto/tela e spazio/luce evolve verso soluzioni tridimensionali, in cui la linea balzando fuori dagli stretti confini bidimensionali della superficie pittorica, si proietta all’esterno coinvolgendo lo spettatore nelle sue evoluzioni ritmiche di curve spaziali (L’estate della luna, Certezze, Lui uguale e diverso, Dance in the waves, Istante).

Il successivo progetto per un grande murales, in cui le linee colorate assumono una propria autonomia descrittiva è l’origine, non pensata, di questa ultima grande tela (Suono pensiero, Composizione, Tempo suono, The music inside, Lasciami sognare, Sguardo innamorato, Dopo la pioggia),

In “L’invisibile movimento” i segni neri diventano tratti colorati, piccole e grandi memorie che hanno l’immediatezza e la semplicità del favoloso mondo dell’infanzia. La tela è un dispiegarsi colorato di segni e forme che attingono, nella loro originalità, al mondo gioioso di Kandinskij, all’universo tonale e squillante della purezza cromatica di Matisse, alla liricità poetica ed essenziale del segno di Mirò. Tornano in questa tela immagini che hanno costituito i temi più ricorrenti di una ricerca dell’artista, sul significato più profondo dell’essere umano e del suo rapporto con il diverso da sé, svolta sempre con appassionato linguaggio poetico.

Colore, suono, segno, sono la cifra costante che contraddistingue le opere di Marina Baciocchi in una sintesi espressiva, che coinvolgendoci nel suo sentire di donna, ci regala emozioni profonde a volte cosi intense che sembrano essere uscite dal meraviglioso mondo dei nostri sogni più belli.

Cecilia Spetia
Storica dell’Arte-Sovraintendenza Roma Capitale