Presentazione storica, tra amore e rivoluzione, lettere di Gramsci- di Noemi Ghetti

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“Ma quante volte mi sono domandato se legarsi a una massa era possibile quando non si era mai voluto bene a nessuno, neppure ai propri parenti, se era possibile amare una collettività se non si era amato profondamente delle singole creature umane. Non avrebbe ciò avuto un riflesso sulla mia vita militante, non avrebbe ciò isterilito e ridotto a un puro fatto intellettuale, a un puro calcolo matematico la mia qualità di rivoluzionario? Ho pensato molto a tutto ciò e ci ho ripensato in questi giorni, perché ho molto pensato a te, che sei entrata nella mia vita e mi hai dato l’amore, e mi hai dato ciò che mi era sempre mancato e mi faceva spesso cattivo e torbido. Ti voglio tanto bene Iulca, che non m’accorgo di farti male, qualche volta, perché io stesso sono insensibile.”

Antonio Gramsci ha trentatré anni quando, il 6 marzo 1924, risponde da Vienna a una lettera di Giulia Schucht, la bella violinista conosciuta durante la permanenza a Mosca. Da un vago accenno di lei ha appena appreso con «un tuffo al sangue» della sua gravidanza, ormai al quarto mese. Che cosa lo ha salvato, si chiede allora, dal diventare «un cencio inamidato»? La notizia sconvolgente offre lo spunto a uno sguardo retrospettivo sulla propria vita provata dall’infanzia dalla crudele malattia, ma ogni volta salvata dalla forza di un grande cuore. Dalla Sardegna a Torino, dove ha scoperto il pensiero di Marx, e infine a Mosca dove ha incontrato lei, l’amore della sua vita.

Nell’attività politica e nella vita di Gramsci rivoluzione e amore per gli esseri umani si intrecciano continuamente, in modo del tutto speciale quello per le donne. Naturalmente uguali per nascita e sempre diverse: l’uguaglianza nella diversità, contraddizione inconciliabile per la logica classica, è un paradosso che Gramsci non ha esitato a sfidare, nell’assoluta certezza che il sogno rivoluzionario di un uomo nuovo si potesse realizzare solo se accompagnato dalla «formazione di una nuova personalità femminile», dallo sviluppo di un’identità profonda e consapevole di sé anche nella «quistione sessuale».

La lettura delle straordinarie lettere gramsciane ha mosso la mano di Marina Baciocchi nell’originale dialogo tra pittura e scrittura, tra linee e colori, di foglio in foglio. Una lunga ricerca, una dialettica silenziosa che il grande sardo, che di disegno si dilettava, avrebbe certo apprezzato.

Noemi Ghetti

Roma, 24 novembre 2021

 
         
  
   

Author: marinabaciocc01

Marina Baciocchi, 30 anni di ricerca artistica alle spalle, dagli esordi che la vedono impegnata nella lavorazione di forme e oggetti in ceramica Raku, alla successiva scoperta della pittura negli anni della maturità. Passando dal colore al materico, al tridimensionale, l’artista ha sempre sperimentato nuovi linguaggi espressivi riuscendo a trasmettere sempre la poeticità delle immagini e la mutevolezza del sentire. Un’espressione la sua, che sa coniugare la linea e il colore, trasformando i colori in linee e la linea in colori, in un continuo dialogo di profonde risonanze. La Baciocchi svela nella sua infinita tavolozza il legame profondo che unisce da sempre l’artista a colui che si pone davanti alla sua opera, spesso inconsapevole di vivere anche solo per pochi attimi, la stessa vicenda umana.