Marina Baciocchi : Retrospettiva “ Una musica silenziosa “ Museo Civico Umberto Mastroianni – Marino 2-24 Agosto 2025
“Le opere d’arte sono una forma di provocazione”. Così apriva il suo libro Le Teorie dell’Arte Arnold Hauser nel 1958 (A.Hauser, Le Teorie dell’arte, Monaco 1958, Torino, 1979, rist.); ancora oggi si può affermare che questo pensiero sia pienamente attuale. Mettersi davanti ad un’opera artistica costringe lo spettatore, a cimentarsi con un proprio vissuto personale oltreché con quello dell’autore dell’opera stessa. Sensazioni, emozioni, ricordi, fantasia ci appartengono umanamente; esse costituiscono il nostro DNA psichico che ci regala i sogni… viandanti della notte e compagni di strada di giorno.
Scriveva il noto Storico e Critico d’Arte Lionello Venturi nel 1945 nel suo libro Storia della Critica d’Arte: “ La creatività di forme e colori è l’unico diapason per giudicare l’arte, ma la creatività non è isolata dalla vita dell’uomo. La pittura, si sa, è una professione; eppure per diventare arte anche la pittura deve andare al di là dei limiti della professione, deve impegnare tutta la vita dell’artista”. E ancora, nella stessa pubblicazione, sostiene: “Evita la passione solo chi giudica per principi astratti, e non per adesione spontanea all’atto della creazione”. (L.Venturi, Storia della Critica d’Arte, Roma, 1945)
Marina Baciocchi, più di Trent’anni di ricerca artistica alle spalle; dagli esordi che l’ha vista impegnata nella lavorazione di sculture e oggetti in ceramica Raku alla successiva scoperta della pittura negli anni successivi. Passando dalla stesura del colore in maniera tradizionale, alla sperimentazione del materico, al tridimensionale ottenuto dall’applicazione di materiali “altri” sulla superficie del quadro, l’artista ha sempre esplorato nuovi linguaggi espressivi, riuscendo a trasmettere la poeticità delle immagini legate alla mutevolezza del sentire.
Un modo di esprimersi, il suo, che sa coniugare la linea ed il colore in un continuo rimando dall’una all’altro e viceversa. La Baciocchi continua a svelare nella sua infinita tavolozza, il legame profondo che si instaura da sempre tra l’artista e colui che si pone di fronte alla sua opera, spesso inconsapevole di vivere anche per pochi attimi la stessa vicenda umana. Infatti i titoli stessi delle composizioni, raccontano pensieri e immagini che più che spiegare il contenuto del raffigurato, obbligano chi guarda a ritrovare una propria immagine/sensibilità profondamente umana.
La scelta delle opere esposte in questa Retrospettiva, molte delle quali già presentate in altre occasioni e facenti parte alcune anche di collezioni private, abbraccia un arco temporale ampio collocandosi negli anni tra il 2011 e il 2025.
Nel percorso cronologico adottato, si evidenzia sempre l’interazione esistente tra linea colore e luce. Dalle composizioni bidimensionali con tecnica mista e richiami stilistici all’Astrattismo Informale, si passa ad una visione tridimensionale dello spazio, la cui profondità è affidata all’applicazione sulla tela di inserti di cartone ondulato o a squarci operati nella stessa, con evidente richiamo alle note esperienze dello Spazialismo italiano.
Un discorso a parte meritano, per l’omogeneità del tema trattato, i quattro acquerelli, scelti fra i 110, costituenti il nucleo della mostra/istallazione sulle Lettere di Gramsci svoltasi a Roma alla fine del 2021. Essi ci restituiscono in un’interpretazione personalissima, ricca di sfumature e di intensa umanità, uno straordinario ritratto intellettuale, morale e politico di un uomo in cui la passione politica era passione per la vita e per gli esseri umani. Anche in queste lettere colore e linea trovano nell’artista quell’immagine dimenticata che risuona del primo sentire umano senza parola, che potrà diventare poi, per ognuno, la ricerca di una vita.
Le opere più recenti vedono nel gruppo dei Libri Scultura, il ritorno ad una tridimensionalità dichiarata nella ricerca segnica dei primi alfabeti umani. In questo gruppo è evidente che, diversamente dalle precedenti opere in cui la resa delle superfici era affidata ad una stesura del colore con effetti materici quasi a rilievo, qui è la superficie che si fa materia, percorsa com’è dai piccoli segni grafici, anche dorati, di una linea spezzettata. Sembrano parole antiche, testimoni di un linguaggio dimenticato che compongono dei testi misteriosi e preziosi nella loro immediatezza e semplicità comunicativa.
Questa continua, personalissima e imprevedibile ricerca di comunicazione e di pensieri attraverso il “fare artistico”, comprende anche le ultime opere in cui la rappresentazione è affidata ad essenziali forme geometriche giustapposte o in movimento. E’ volutamente chiaro, in queste ultimi lavori, il rimando all’esperienza delle Avanguardie russe del primo Novecento come il Suprematismo ed il Costruttivismo ma soltanto nell’impianto formale visivo. Quadri come Tempo ,suono; Nel silenzio della solitudine; Vibrazioni, pur citando quell’esperienza storica di rottura ideale e politica con il passato, sono utilizzati per veicolare contenuti legati ancora una volta alla sfera emozionale più intima dell’artista.
Le forme geometriche nella loro essenzialità, sono utilizzate per trasmettere al pari delle precedenti immagini modulate su tonalità coloristiche indefinite, un’immediatezza di contenuti poetici che sono la cifra del linguaggio pittorico dell’artista.
La scelta dei titoli e dei temi trattati, anche in questa mostra, è un caleidoscopio di sensazioni, e sogni ad occhi aperti che ci regalano ancora una volta la possibilità di vedere come la bellezza di un racconto, di memorie/immagini appartenenti ad un vissuto collettivo, possa essere per ognuno l’occasione di nuove scoperte nel proprio personale vissuto.
Cecilia Spetia, Critica e storica dell’arte